Dagli indizi alla ‘Pistola Fumante’: un racconto tra True Crime e UX Design

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La stramba esplorazione di un universo improbabile dove storie di crimini e progettazione di esperienze utente si incontrano.

Negli ultimi anni, mi sono appassionata all’ascolto di podcast che raccontano storie di delitti irrisolti e crimini intricati. Mentre alcuni usano la musica per rilassarsi, io preferisco immergermi in scenari criminali attraverso viaggi audio. Ma niente paura, nonostante la tematica oscura, la mia curiosità è priva di intenzioni malvagie.

Se hai letto altri miei articoli o ascoltato i miei talk, sai che mi piace trovare relazioni fra le cose. “Ma che c’entra?” è infatti la mia rubrica che tratta di argomenti apparentemente estranei al design. Vi racconto qui di questo parallelismo fra il design della user experience e le indagini criminali, senza scendere in dettagli di casi specifici, e senza parlare di vittime.

 

La Pista da verificare

Nell’investigazione dei casi criminali, ogni “pista“, anche la più improbabile, deve essere verificata per capire se può essere la strada giusta. Similmente, nello UX Design, nelle prime fasi di discovery la ricostruzione della “scena” è fondamentale per comprendere cosa è successo e perché. Lo facciamo attraverso la User Journey Map, una panoramica visiva del percorso dell’utente, che aiutano a capire il contesto attuale.

Così entriamo nel mondo delle SIT (Sommarie Informazioni Testimoniali), sono le “indagini preliminari”, ovvero informazioni parziali e spunti investigativi raccolti intervistando le persone coinvolte, quelle vicine alle vittime, che possono conoscere i fatti. Nella User Research, osservare e fare domande sono gli spunti iniziali che portano a una comprensione più approfondita dell’utente. Ricorda però, che sia un omicidio o la progettazione di un’app, il quadro iniziale è sempre da considerarsi condizionale, e soggetto a verifica.

 

“Quando hai escluso l’impossibile ciò che resta, per quanto improbabile, è la verità.”

Stagione 1, episodio 10. Jonny Lee Miller – Sherlock Holmes.

 

Testimoni oculari e confessioni indotte

Nell’investigazione criminale, affidarsi ai testimoni oculari può essere rischioso, i ricordi delle persone cambiano, questo è dovuto al tempo intercorso, o possono essere suggestionati dalle condizioni psicologiche, dall’interpretazione degli eventi e da altri fattori.

Anche gli errori nei metodi di intervista possono influenzare drasticamente i risultati. Certo, forse non giuridicamente gravi se parliamo di progettazione, ma potrebbero comunque risultare molto costosi in termini di investimento di tempo e denaro, se consideriamo che conclusioni sbagliate inducono a produrre soluzioni non utili agli utenti, e per questo fallimentari.

Perciò nelle interviste durante le ricerche con gli utenti, la nostra analisi forense, bisogna adottare approcci attenti, formulare domande aperte e evitare suggerimenti che potrebbero influenzare le risposte, oltre ad evitare il bias del pregiudizio di conferma.

Il Serial Killer che salutava sempre

Esistono spesso delle costanti nei comportamenti delle persone, e quando facciamo delle indagini tendiamo a ricercare dei modelli. Pensiamo al modus operandi di un serial killer, la sua “modalità operativa” caratteristica che rivela il metodo tipico con cui compie i crimini. Oppure all’antropologia criminale, che cerca di comprendere scientificamente le radici culturali e sociali delle azioni criminali.

Noi designer utilizziamo uno strumento per sintetizzare i modelli comportamentali degli utenti. Parliamo delle user personas, il nostro identikit, delle rappresentazioni semi-fittizie degli utenti, create attraverso l’analisi dei dati e delle interazioni. Cercare di comprendere i modelli comportamentali aiuta a anticipare le esigenze degli utenti e creare esperienze più intuitive e coinvolgenti.

 

“Se ni’ mondo esistesse un po’ di bene/ e ognun si considerasse suo fratello,/ ci sarebbe meno pensieri e meno pene/ e il mondo ne sarebbe assai più bello.”

Pietro Pacciani, poeta italiano

 

Bravo bravo, noi condividiamo. Ma ora siamo davanti alla Corte d’Assise e lei è imputato di sedici omicidi.

Presidente della Corte d’Assise, 18 ottobre 1994 durante la 31° udienza del processo Pacciani.

 

La Pista Definitiva (o quasi)

Quando si parla di crimini, la “pistola fumante” è ciò che tutti cercano: una prova definitiva. Ma, ahimè, non sempre è così semplice. Anche nelle ricerche di UX Design le prove sono cruciali ma richiedono verifica, devono essere oggettive. La nostra verità potrebbe essere in un elemento cristallizzato attraverso “perizie” come i test di usabilità con gli utenti.

 

E così, tra podcast di true crime e ricerche avvincenti con gli utenti, mi sono trovata a scrivere questo articolo con un pizzico di sarcasmo e mi sento pronta ad affrontare i prossimi enigmi per progettare nuovi e migliori prodotti digitali.

Disclaimer: Mi scuso umilmente con legali, psicologi, criminologi veri, e per aver trattato questo argomento con estrema leggerezza.
LO SPIEGONE

Il pregiudizio di conferma, quando crediamo in ciò che vogliamo vedere

Il pregiudizio di conferma è la nostra inclinazione a cercare, interpretare e ricordare informazioni che supportano le nostre convinzioni, spesso ignorando prove contrarie. È come indossare occhiali selettivi che filtrano la realtà in base a ciò che vogliamo vedere, influenzando le nostre decisioni più di quanto pensiamo. Essere consapevoli di questa tendenza è il primo passo per evitare le trappole del pregiudizio di conferma e abbracciare una visione più obiettiva.

La classifica dei miei podcast di True Crime preferiti:

(escludendo quelli già mainstream e/o con mega-produzioni)
  1. Brivido Coatto: Purtroppo solo ogni 2 settimane, Daniele e Giulia, con i loro ospiti speciali (gatti, amici e parenti), narrano storie di omicidi italiani e paranormale chilometro zero, conditi da una bella dose di cose che non c’entrano niente, proprio come piace a me!
  2. Dpen Crimini: Con dettagli più che approfonditi, Palla racconta i crimini italiani più famosi ancora avvolti nel mistero dopo anni. In Dpen Crimini oltre al racconto dei casi, l’approfondimento va verso le indagini e possibili ricostruzioni dei fatti.
  3. Non spegnere la luce: Michele D’Innella e Giacomo Giaquinto ci guidano un viaggio che cerca di far luce sui misteri irrisolti della cronaca nera moderna. I loro racconti sono sempre conditi da ottime letture, citazioni e consigli su film e approfondimenti.

Jukuki

Pink UX/UI Designer. Adora le cose al contrario, il rosa e scrivere di sé in terza persona.

Jukuki