Design e arti marziali. Intervista al Maestro Marco De Acetis

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“Ma che c’entra?” è la rubrica che tratta di argomenti che apparentemente non hanno attinenza con il visual design. Attraverso interviste a professionisti ed esperti di diversi settori cerchiamo di creare insieme nuove connessioni.

Per il primo intervento ho coinvolto un maestro di arti marziali, che ci accompagna nel raffinato mondo delle arti interne cinesi.

Marco De Acetis - Accademia Discipline Orientali di Pescara

Ma cosa c’entro io con le arti marziali? Posso spiegarti tutto brevemente.
Nella vita ho sempre avuto a che fare con l’arte, ma chi lo avrebbe mai detto che sarei approdata alle arti marziali?

Nel 2016, ho iniziato a soffrire di dolore cervicale. Da anni la mia amica Annacecilia mi consigliava di provare a fare Qi Gong e, dopo diverse terapie inutili, decido di provare “questa cosa”, finita la prima lezione di prova mi sono detta: “beh, è un posto estremamente pulito e ordinato, nessuno urla numeri e non c’è musica brutta come nelle altre palestre, tutto sommato si può fare”.
Ho poi capito ben presto che quello che stavo facendo mi avrebbe dato molto di più della sola risoluzione del disturbo cervicale.

Qui, all’Accademia Discipline Orientali di Pescara, ho avuto il piacere di conoscere il Maestro Marco De Acetis, fondatore e direttore tecnico di questo centro e uomo di elevata cultura.

Mi piace da sempre cercare correlazioni fra cose diverse, e quando sono a lezione di Tai ji mi capita di riportare alcuni concetti che ci vengono spiegati dal maestro al mio vissuto e alla mia professione.
Così nasce l’idea per questa intervista.

1. Equilibrio visivo / Equilibrio centrale

Nella composizione grafica, per ottenere una gradevole armonia è necessaria una buona abilità nel saper bilanciare il peso dei diversi elementi visivi nello spazio. Nelle arti marziali interne si parla di equilibrio e dell’”errore del doppio peso”. In cosa consiste?

“Evitare l’”errore del doppio peso” è uno dei principi fondamentali del Tai ji quan (l’”Arte marziale della suprema polarità yin-yang”).

Esso ha diverse chiavi evolutive di lettura:
– ad un livello base significa letteralmente evitare di stare con il peso del corpo equamente ripartito tra le due gambe: perché questo dà stabilità, ma riduce la capacità di movimento e di “cambiamento” da una posizione marziale all’altra;
– ad un livello intermedio significa evitare di mettere la gravità del corpo nell’azione che si compie: perché questo dà forza, ma tende a renderci unidirezionali e facile preda della nostra stessa azione, impedendoci di renderla reversibile (di nuovo si perde la capacità di cambiamento);
– ad un livello avanzato significa evitare una “posizione” della mente eccessivamente coinvolta nell’esperienza, perché ciò fa perdere la calma emotiva e ci priva di lucidità, impedendoci di relativizzare ciò che stiamo vivendo, e privandoci della capacità di cambiare i nostri “asset”.

In altre parole nelle arti marziali interne il metodo enfatizza lo zhong ding (“l’equilibrio centrale”)  tra il “pieno e il vuoto”, lo yin e lo yang, per arrivare al tai ji (“il grande estremo”, la capacità di cambiare dinamicamente da uno stato all’altro).”

2. Spirale logaritmica / Energia a spirale

La spirale logaritmica è presente nella disposizione delle foglie nelle piante, in astronomia, nei cicloni e in numerose altre manifestazioni naturali. Da sempre l’uomo cerca ispirazione nella natura, non è un caso infatti se grandi artisti e progettisti hanno utilizzato questa struttura nei loro processi di creazione. Nel Tai ji troviamo l’energia a spirale, di cosa si tratta e viene anche qui dall’osservazione della natura?

Zhan su jin significa: “la forza elastica (interna) che si avvolge e dipana come il bozzolo di seta sul fuso del telaio”, è questa la definizione di “energia a spirale” nel Tai ji quan.
Essa è stata ricavata con linguaggio metaforico analogico dalle antiche attività lavorative tessili (spesso per definire le modalità esecutive di una forma si parla di “struttura”, “intelaiatura”, o “trama”).
C’è un “giro che avvolge o primo giro”, shun zhan, e un “giro che svolge o secondo giro”, ni zhan, insieme creano il zhan su, o “spirale logaritmica”.

L’energia a spirale nelle arti marziali ha tre livelli:
– il livello base: quello dei muscoli;
– il livello intermedio: dei tendini e dei legamenti;
– il livello avanzato: quello del qi o dell’”energia”.

Gli antichi monaci che insieme ai militari idearono queste arti erano degli attenti osservatori della natura e ne carpirono i principi primi e le cause ultime semplicemente studiando la volta celeste, i fenomeni naturali, la flora e la fauna.”

3. Lo spazio bianco / La calma emotiva

Durante i tuoi corsi ci parli spesso del vuoto, un concetto difficile da comprendere per noi occidentali con la tendenza a riempire ogni spazio. In ambito progettuale si dice “less is more”, meno è meglio, e chi si occupa di progettazione grafica si allena (o almeno dovrebbe) ad utilizzare il vuoto, o meglio lo spazio bianco, come elemento attivo per dare ordine e far funzionare una composizione anche con pochi elementi, combattendo contro il diffuso horror vacui dei committenti. Ci racconti cosa è il vuoto per gli orientali?

“In lingua cinese xu significa “vuoto” (in giapponese lo stesso ideogramma si pronuncia ku).
Wu ji significa ”vuoto primordiale o termine infinito”, è lo stato potenziale dal quale può scaturire qualsiasi “attualità” o tai ji.

Dunque in oriente il vuoto non è un nulla, ma un elemento essenziale dal quale il “pieno” prende forma e significato.
Il vuoto viene “prima”, è “sottostante” al pieno, e la corretta proporzionalità può essere considerata quella di due parti di vuoto ed una di pieno, o di sette parti di vuoto e tre di pieno.

Dal punto di vista interiore il vuoto crea serenità mentale e calma emotiva, e va coltivato con la meditazione per coltivare la salute psico-fisica.
Si dice allora che dal wu yi (“subconscio”) in quiete, nasce lo you yi (“conscio”) equilibrato.
Esistono diverse pratiche di meditazione statica in oriente (distesi, seduti a terra in vario modo, in piedi) e dinamica (varie arti marziali interne: Xing yi quan, Ba gua zhang, Tai ji quan) che educano a questa consapevolezza e a questo stato.”

4. Gli estremi / Yin-yang

Un testo nero si legge meglio su un fondo bianco, uno spazio pieno va bilanciato con un vuoto, si usano i colori complementari per attirare l’attenzione, gli elementi chiari “pesano” più di quelli scuri, per le teorie della percezione visiva è importante quindi conoscere e saper gestire le copie di opposti. Tai ji vuol dire “Grande Estremo”, trovo anche qui un parallelismo, tu cosa ne pensi?

“Il parallelismo c’è perché il tai ji è un principio fondante dell’universo, della vita, e della vita permea tutti i suoi aspetti e tutte le sue attività.

Tai ji è il principio: significa “grande estremo” o “suprema polarità” yin yang, ed è nelle arti marziali interne un principio della pratica;
Tai ji quan è l’arte marziale interna che più concretizza questo principio: significa: l’”Arte marziale della suprema polarità yin-yang”, ed è la pratica del principio suddetto.

Zhong ding in cinese (sei chu in giapponese) significa “stare al centro” o “equilibrio centrale”; yin-yang (yin-yo in giapponese) significa “insipirare-espirare”, “imprimere-esprimere”, etc.
L’insegnamento asiatico è di “bilanciare” (zhong ding) gli opposti complementari (yin-yang) in modalità “viva”, “dinamica” e “cangiante” (tai ji) per conseguire lo he (in giapponese ai): l’”armonia.”

Credo che questa “armonia” complessiva tra le parti di un sistema sia ciò che si ricerca anche nelle arti e tecniche figurative.”

5. Creatività e Meditazione

Secondo diversi studi, la meditazione e gli esercizi di visualizzazione possono aiutarci ad essere maggiormente creativi e anche più concentrati sulle attività. Trovi che queste pratiche, oltre che nel quotidiano benessere, possano portare benefici anche alle attività professionali?

“La pratica della meditazione e della visualizzazione è un’esperienza concreta che ci cambia gradualmente a livello interiore.

Ci si ferma, si sta immobili, in silenzio, si osservano il proprio respiro, i propri pensieri, le proprie sensazioni nella “posizione del testimone”: come se riguardassero qualcun altro.
Questo atteggiamento genera nel lungo periodo lucidità mentale e calma emotiva, oltre a favorire il recupero della “fatigue”.

Si riduce dunque lo stress e si tende ad avere un approccio più distaccato ed equilibrato in ogni espressione dell’essere, lavoro compreso.”

Chi è

Marco De Acetis

Fondatore e Direttore Tecnico sportivo dell’A.S.D. Accademia Discipline Orientali e dell’omonima palestra.
Maestro dello Sport C.S.E.N.-C.O.N.I. – 7° DAN Benemerito.
Studia e pratica dal 1989, insegna dal 2000.

Arti Marziali giapponesi: Wado-ryu karate-do ju-jutsu kenpo e kobudo.
Arti Marziali cinesi: Wushu tradizionale (Xing yi quan, Ba gua zhang, Tai ji quan).
Discipline del benessere orientali: Qi gong, Meditazione.

Per maggiori informazioni: Pagina FacebookInstagram / Linkedin

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LO SPIEGONE

Tai ji quan e Qi Gong sono discipline delle Arti Marziali Cinesi interne.

Sono definite “interne” perché pongono l’accento sulla muscolatura profonda, sui tendini e i legamenti (jin: “la forza elastica interna”), sul respiro e sulla percezione neurosensoriale (qi: “l’energia”), sull’equilibrio della sfera emotiva (xin: “cuore”), sulla visualizzazione e sulla coordinazione neuromuscolare (yi: la mente), piuttosto che sulle tecniche e sul movimento “esterno e periferico” di braccia e gambe, come invece fanno le “arti esterne”.

Il Tai ji quan è l’arte marziale interna per eccellenza. Oggi viene praticata in tutto il mondo soprattutto come raffinata ginnastica bioenergetica e meditazione dinamica dalle comprovate proprietà antalgico-analgesiche e di benessere psico-fisico.

Dal sito Accademia Discipline Orientali

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Un sentito ringraziamento a Marco De Acetis per la sua disponibilità.

Oltre ai suoi canali social ti consiglio di seguire la pagina Facebook dell’Accademia Discipline Orientali, dove puoi trovare altri contenuti di approfondimento e alcune video-lezioni gratuite dei maestri.

Jukuki

Visual designer. Comunica con le immagini, adora i capelli colorati e scrivere di sé in terza persona.

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